Cos’è il metodo ABA?
Il termine ABA è l’acronimo inglese di Applied Behaviour Analysis, che in italiano si traduce come Analisi Applicata del comportamento. Si tratta di una disciplina che rappresenta un ramo dell’analisi del comportamento, ovvero la scienza che descrive le relazioni esistenti tra il comportamento e gli eventi che lo causano e influenzano. Attualmente, la letteratura scientifica internazionale considera la metodologia ABA l’unico intervento educativo rivolto ai bambini autistici che sia davvero efficace.
Le sue prime applicazioni risalgono al 1960 grazie allo psicologo norvegese Lovaas, il quale sperimentò con successo la diminuzione di comportamenti disfunzionali proprio attraverso un intervento di tipo comportamentale. Lovaas dimostrò infatti che, se trattati con gli approcci adeguati, i bambini con questo tipo di disordine sono perfettamente capaci di beneficiare dell’insegnamento e che le manifestazioni sintomatiche dell’autismo sono aperte al cambiamento.
Come funziona e quali sono i principi cardine?
L’obiettivo primario dell’ABA è quello di ridurre le abitudini comportamentali disfunzionali e problematiche, favorendo invece la costruzione di rituali comportamentali adattivi. Essendo una tecnica evidence-based (basata sull’evidenza), si fonda esclusivamente su procedure la cui efficacia è stata comprovata dalle ricerche scientifiche.
Tutto il metodo ruota attorno al comportamento, che noi terapisti analizziamo in base alle conseguenze che ne scaturiscono e agli stimoli ambientali che lo provocano. Da questa analisi creiamo degli stimoli mirati a modellare il comportamento del bambino.
Nella pratica, il metodo prevede interventi basati su quattro meccanismi:
Il rinforzo: il principio cardine dell’ABA, utilizzato per consolidare determinati comportamenti e sviluppare nuovi apprendimenti; in pratica, è un intervento che serve a rafforzare un comportamento positivo.
L’estinzione: l’esatto opposto del rinforzo, che ha come fine lo sradicamento di un dato comportamento.
Il controllo degli stimoli.
La generalizzazione.
Quando iniziare: i segnali e l’intervento precoce I miei colleghi e io sottolineiamo sempre l’importanza fondamentale di un intervento intensivo e precoce. Il parametro identificato da Lovaas come età ideale per iniziare con l’ABA è intorno ai 3-4 anni.
Quali sono i primi segnali da tenere sotto controllo? I primissimi sono la ripetitività e la povertà di linguaggio. Bisogna inoltre prestare attenzione a:
Difficoltà nelle relazioni sociali: i bambini possono sfuggire al contatto oculare, isolarsi, non partecipare al gioco, presentare mancanza di empatia e avere reazioni emotive fuori contesto.
Problemi comportamentali: rigidità negli schemi mentali, scarsa capacità di attenzione, ripetitività e aggressività, sia contro gli altri che contro sé stessi.
Un esempio pratico: L’Agenda Visiva e il Concatenamento (Chaining)
Prendiamo il caso di “Sofia”, una bambina di 5 anni. Dalla valutazione iniziale, osserviamo che Sofia ha una forte resistenza quando le viene chiesto di interrompere un’attività piacevole per farne una necessaria. Ad esempio, quando è il momento di smettere di giocare con le costruzioni per andare a lavarsi le mani prima di pranzo, Sofia mette in atto comportamenti problema: piange disperatamente, si butta a terra e lancia i giocattoli. Inoltre, non sa lavarsi le mani in autonomia e si oppone se un adulto cerca di guidarla fisicamente.
Come interveniamo in questo caso? Il percorso terapeutico si muoverà su due fronti: prepararla al cambiamento e insegnarle la nuova abilità a piccoli passi.
1. La strategia dell’Agenda Visiva (e il “Prima/Dopo”)
Per ridurre l’ansia legata al cambiamento imprevisto, introduciamo un supporto visivo. I bambini con autismo sono spesso “pensatori visivi”, e le immagini risultano molto più rassicuranti delle parole parlate, che svaniscono in un attimo.
Creiamo una piccola tavola con il sistema “Prima/Dopo” (Principio di Premack). Mostriamo a Sofia un’immagine delle costruzioni (Prima) e un’immagine del lavandino (Dopo). Prima di iniziare a giocare, le anticipiamo visivamente cosa succederà. Quando si avvicina il momento, usiamo un timer visivo: quando il rosso sparisce dal timer, il tempo di gioco è finito. Questo rende la transizione prevedibile e non un’imposizione improvvisa dell’adulto.
2. Il Concatenamento (Chaining)
Ora dobbiamo insegnare a Sofia a lavarsi le mani, un’azione complessa che per lei risulta frustrante. Utilizziamo la Task Analysis (Analisi del Compito), scomponendo l’azione in tanti piccoli passi gestibili:
- Aprire il rubinetto.
- Bagnare le mani.
- Prendere il sapone.
- Strofinare.
- Sciacquare.
- Chiudere il rubinetto.
- Asciugare.
Applichiamo il Concatenamento Anteriore: iniziamo insegnandole solo il primo passo (aprire il rubinetto). Se Sofia lo fa da sola o con un piccolo aiuto fisico da parte nostra (prompt), riceve un rinforzo immediato (ad esempio, le facciamo fare subito le sue amate bolle di sapone, oppure riceve grandi lodi e il suo adesivo preferito). I passi successivi li completiamo noi per lei.
Una volta che Sofia avrà imparato perfettamente ad aprire il rubinetto in autonomia, passeremo a chiederle di fare il passo 1 e il passo 2 (bagnare le mani) per ottenere il premio. E così via, aggiungendo un anello alla “catena” finché l’intera sequenza non viene completata in totale autonomia.
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